Pillole di febbraio 2021

"Pillole" di febbraio 2021

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Maria Cristina Guidotti ci dedica un video molto interessante su Il corredo di una nutrice della corte di un faraone.

Si tratta della presentazione di un corredo, riemerso grazie alla prima spedizione scientifica franco-toscana agli albori delle scoperte archeologiche in Egitto, e oggi conservato tra il Museo Egizio di Firenze e il Louvre di Parigi. Appartenuto a un personaggio di rango, è costituito da materiali molto speciali, e dunque preziosi per una ricostruzione storica, tra cui rari oggetti da toilette.

Ecco per voi la clip di presentazione dell'omaggio a Mario Castelnuovo-Tedesco, nell'anniversario della sua scomparsa, che sarà offerto dal chitarrista Raffaele Ravasio e dal pianista Samuele Amidei sul sito del Lyceum di Firenze il 16 marzo 2021.
Come vedrete, questi due interpreti hanno portato questo loro progetto negli Stati Uniti, la seconda patria di Castelnuovo-Tedesco, e si produrranno anche al nostro Lyceum, dove il compositore è di casa, da quando vi tenne alcuni dei suoi primi concerti, fino ad oggi, quando il Fondo a lui intitolato custodisce nella nostra sede la sua biblioteca fiorentina.
Scopriremo in questo progetto alcune bellissime pagine per chitarra e pianoforte, strumenti particolarmente cari a Castelnuovo-Tedesco, che fu raffinato pianista, compositore prolifico e prediletto da Andrés Segovia, il massimo chitarrista del Novecento.

Vi presentiamo il video realizzato da Giovanni Lani, corrispondente per “il Resto del Carlino”,

Il maestro Giuliano Vangi e le sue recenti opere per Seul.
Attraverso la testimonianza stessa del maestro toscano, il video ci introduce alla genesi di queste opere – un Crocifisso e alcuni pannelli dipinti –, e al significato della collaborazione con l’architetto svizzero Mario Botta, progettista della chiesa di Seul in Corea, per la quale queste opere sono state espressamente commissionate.

Introduzione al flamenco da concerto di Juan Lorenzo

Introduction to Juan Lorenzo's art of flamenco

Desideriamo oggi segnalare alla vostra attenzione il libro “Quel che so di lei – Donne prigioniere di amori straordinari” (Longanesi, 2019) scritto da Monica Guerritore, attrice, regista e autrice di testi teatrali.

Con molto piacere vi invitiamo alla visione di un video preparato per noi, nel quale l’autrice legge alcuni brani tratti dalla sua opera, che le è stata ispirata da un episodio di cronaca nera realmente accaduto a Roma nel 1911.

 

La narrazione ripercorre la dolorosa vicenda di Giulia Trigona di Sant’Elia, nobildonna palermitana di grande bellezza, dama di corte della regina Elena di Savoia e moglie di un senatore del regno, uccisa dall’ amante che aveva deciso di lasciare in uno squallido albergo romano.

La vicenda, che suscitò all’epoca grande scalpore, è raccontata ripercorrendo gli eventi che condussero alla tragica conclusione della vita di Giulia, intrecciandola, in perfetta simmetria, con altre storie di donne, personaggi femminili complessi ed intensi che hanno segnato le tappe della carriera teatrale e cinematografica dell’autrice.

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Nell’Introduzione, il primo dei quattro filmati, la stessa Guerritore ci fornisce la chiave di lettura del suo libro, che non è un romanzo nel senso classico del termine, ma piuttosto una narrazione in cui l’autrice  si mette idealmente accanto a Giulia e ripercorre con lei l’ultimo pomeriggio in quell’albergo romano; poi, ricostruendo i momenti più importanti della sua vita, conduce il lettore a comprendere i complessi moti del suo animo e lo svolgersi degli eventi che determinarono quel tragico epilogo

La storia di Giulia poi si amplifica e spinge l’autrice a riflettere sulle storie di celebri donne del teatro e della letteratura, in ognuna delle quali si trovano rappresentati, in situazioni e modi diversi, le emozioni e i sentimenti più profondi dell’animo femminile.

 

Nei successivi filmati – Inizio – Il Dolore - Finale l’autrice, con una lettura intensa e partecipata, racconta alcune delle pagine più significative della sua opera, delineando la figura di Giulia con acume psicologico e umana compassione.

 

 

 

Monica Guerritore esordisce in teatro nel 1974 a soli 16 anni ne “Il giardino dei ciliegi” di Anton Cechov con la regia di Giorgio Strehler; recita poi nello “Zio Vania” diretta da Mario Missiroli.

Nel 1980 si lega a Gabriele Lavia ed è in scena accanto a lui ne “I masnadieri” di Schiller, nel “Principe di Homburg” di von Kleist, ne “La signorina Giulia” di Strindberg, in “Lady Macbeth” di Shakespeare e in “Scene da un matrimonio” di Bergman.

Nel 1999 inizia un sodalizio con Giancarlo Sepe e, diretta da lui, sarà Madame Bovary, Carmen e La Signora delle camelie.

Nel 1977 è stata protagonista di Manon Lescaut, il primo sceneggiato Rai a colori.

Al cinema è stata protagonista di film come “La lupa”, “La bella gente,” (per il quale è stata candidata ai Nastri d’Argento come migliore attrice) “Parfums d’Alger”, “Il giorno perfetto” e “Puoi baciare lo sposo”.

Ha poi scritto diretto e interpretato spettacoli teatrali di successo, come “Dall’Inferno all’Infinito” e “Mi chiedete di parlare”, quest’ultimo sulla figura di Oriana Fallaci.

Autorizzata dallo stesso Woody Allen riscrive, dirige e interpreta “Mariti e mogli”.

L’ultimo lavoro teatrale del 2019 è “L’anima buona di Sezuan” di Bertold Brecht nella versione scenica di Giorgio Strehler, opera scelta come tributo al suo Maestro.

Attualmente la sua “Giovanna d’Arco” è in attesa di debuttare a Parigi al Teatro di La Contrescarpe con l’interpretazione di Severine Cojannot.

Nel 2016 con il suo “Dall’Inferno all’Infinito” ha inaugurato le giornate della lingua italiana all’Accademia della Crusca.

Presidente della giuria al Premio Letterario “Campiello” nel 2014, è stata nominata Commendatore al Merito della Repubblica Italiana nel campo delle Arti e della Cultura ed è testimone della “Fondazione Veronesi” contro il cancro.

Il secondo appuntamento con le Lecturae Dantis di Riccardo Pratesi ci porta oggi nell’Antinferno.

Il terzo canto dell’Inferno è uno dei più famosi della Commedia. Tutti ricordiamo l’incipit

 

Per me si va nella città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore

per me si va tra la perduta gente

 

Qui Dante e Virgilio incontrano gli ignavi che, per la legge del contrappasso, torturati da vespe e mosconi, sono costretti a correre senza sosta seguendo un’insegna bianca che gira su se stessa.

Dante li definisce sciaurati che mai non fur vivi, che non seppero scegliere fra Bene e Male e che mai si schierarono per un ideale.

Qui si trovano gli angeli che non presero la parte di Dio né quella di Lucifero, qui c’è l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto, qui sono le anime di coloro che, per opportunismo o vigliaccheria, non osarono mai prendere una posizione.

 

La mancanza di fermezza e di coraggio nelle scelte, propria della natura umana in tutti i tempi, è un comportamento diffusissimo anche nella nostra società e ancora una volta le parole di Dante ci offrono l’occasione per riflettere su un comportamento purtroppo ancora oggi molto diffuso.

 

E poi c’è Caronte, il traghettatore infernale la cui immagine è rimasta impressa nelle nostre menti fino dai tempi della scuola.

 

  Ed ecco verso noi venir per nave

un vecchio bianco per antico pelo

gridando: “Guai a voi, anime prave…

 

 

Un canto potente, indimenticabile che potete trovare sul nostro sito, presentato con la consueta bravura da Riccardo Pratesi.

 

 

Riccardo Pratesi, laureato in Fisica, Dottore di Ricerca in Storia della Scienza.

E’ professore di matematica di istituti di istruzione secondaria superiore ed è collaboratore del “Museo Galileo- Istituto e museo di Storia della Scienza” per le attività didattiche e divulgative.

E’ curatore del volume “Galileo Galilei: due lezioni all’Accademia Fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell’Inferno di Dante”, edizioni Sillabe, Livorno, 2010.

Appassionato e profondo conoscitore della Commedia di Dante, è curatore di alcuni canali Youtube di recitazioni dantesche e di questioni matematiche.

Firenze,

Palazzo Adami Lami

Lungarno Guicciardini, 17

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