Editoriale 2019

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La mano: incrocio di saperi. Impronte di cultura fiorentina


La mano: da sempre elemento caratterizzante la condizione privilegiata dell’uomo e mezzo più immediato per esprimere la sua creatività.

La mano è volontà, scelta, azione: alla mano, è affidato il gesto.

Se gli uomini del Paleolitico, volendo segnare l’appartenenza dei luoghi, ‘stampavano’ sulle pareti delle caverne l’impronta della propria mano, in culture e in epoche assai diverse fra loro, la mano è stata rivestita di simbologie e di significati, connessi all’idea di potenza e di creatività.

La mano era, per Aristotele, «strumento degli strumenti», degna di essere declinata a metafora e figura dell’anima intellettiva.

Nel diritto romano, manus significa “potere, potenza, potestà”: da qui, manumissio e mancipium, liberazione e acquisto dello schiavo, e l’espressione manu mancipioque, che designava il gesto con cui il marito legittimava sua moglie.

Sia pure con sfumature diverse, la mano ricopre un valore di ‘forza’ in senso lato, che si concretizza nella sua funzione protettiva e apotropaica: dalle ‘manine di Fatima’ nella cultura mediorientale, al segno dell’imposizione delle mani, nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, per benedire o risanare.

Da qui, l’adozione dell’imposizione delle mani in ambito liturgico: la ripetizione del gesto che era stato di Cristo ritorna nei suoi seguaci. È la mano di Dio, la dextera Domini, Leitmotiv iconografico di lunghissima durata nella Cristianità, che ricorre anche nella benedizione e nell’adlocutio.

Gli atteggiamenti della mano parlano un linguaggio denso di significati, sia nella loro gestualità, sia in funzione mnemotecnica, per contare e indicare cifre, ben superiori alle dieci unità, per suonare e cantare, come insegnava Guido d’Arezzo, educando alla solmisazione.

E se Leon Battista Alberti, nel De re aedificatoria, affermava che sacro è il numero quinario, «come sono le mani de gli uomini, non senza ragione acconsento di dire, che sia cosa divina e consegrata alli Dei delli arti», Giordano Bruno le avrebbe considerate la più potente delle armi.

Sul palmo della mano, il più percettibile, misterioso e personale dei nostri strumenti, i segreti del destino e le sue tracce visibili. Mezzo della conoscenza sensibile, per cogliere i passaggi e le sfumature qualitative della realtà.

Ma, al di là delle funzioni fisiche, la mano incarna innumerevoli superfetazioni simboliche, sempre ricollegate alla sua potenza creatrice, insita nella sua stessa dimensione anatomica: sono le mani che permettono di entrare in relazione col mondo, per scrivere, dipingere, suonare, lavorare, ma anche per leggere, per parlare…

Strumento della nostra umanità, “sineddoche” dell’uomo stesso.


La Presidente

Donatella Lippi

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