La Presidenza

Il sogno. Cultura europea e storia fiorentina

 

 

Ospite, certo che i sogni sono intrattabili,

indecifrabili, e non tutti s’avverano agli uomini.

Infatti due sono le porte dei pallidi sogni:

l’una è fatta di corno, l’altra d’avorio.

Quelli tra i sogni che passino per il lucido avorio,

ingannano, dicono cose che non s’avverano;

quelli che passino invece per il corno polito,

realizzano il vero che han detto, quand’uno li ha visti.

 

Odissea, XIX, 560-569

 

 

La storia di Giuseppe l'ebreo, venduto dai fratelli e portato in Egitto, che si riscatta grazie alla sua fede e alla sua capacità d'interpretare i sogni, è una apologia del perdono, una diafanìa e, non a caso, la più bella diafanìa della Bibbia è il sogno di Mosè: Dio, nel roveto ardente, che dice «Io sono colui che è».

Dal sogno neotestamentario di Claudia Procula, ad Aristotele, al trattato perduto di Posidonio, all’opera di Sinesio e al Libro dei sogni di Artemidoro (II d.C.), il sogno è fonte sia di inganno sia di verità: sogno-simbolo che richiede interpretazione e sogno-visione che contiene esplicite profezie sul futuro.

La letteratura del mondo greco è ricca di sogni, forze personificate e attive, per le quali si usava il termine maschile ὄνειρος, oppure esperienze inagentive, eventi sopravvenuti ai mortali, resi coi due lemmi neutri: ὄναρ e ὄνειρον.

Sono frutti della stessa radice, invece, in latino, somnus ‘sonno’ e somnium, ‘sogno’.

«Credo equidem ex hoc quod eramus locuti; fit enim fere, ut cogitationes sermonesque nostri pariant aliquid in somno…»: come la maggior parte dei viaggi nell’aldilà, anche quello di Scipione, nel Somnium ciceroniano, è un viaggio di formazione, una sorta di rivelazione, che assume le caratteristiche di un’iniziazione ai Misteri dell’anima.

Terreno della religione, della poesia, della scienza: insufficiente la percezione sensoriale a spiegare le infinite varietates della Natura, il progresso della scientia rerum si accinse a passare anche attraverso l’annessione di territori di confine, sospesi tra la ricerca sperimentale, la magia naturale, l’alchimia, l’astrologia, la matematica, e la meccanica: negli anni Trenta del Cinquecento, Girolamo Cardano interrogava la Natura, servendosi dei sogni come supporto di una semeiotica che, con tutte le sue incertezze e difficoltà, risaliva alle origini della medicina greca, a Ippocrate e Galeno.

E la Medicina si è, da sempre, interrogata sul sogno: a partire dall’incubatio nei templi di Asclepio, nel mondo greco, e, proprio attraverso l’opera del medico Cardano, fino a Freud, e all’intreccio tra psicoanalisi e neuroscienze.

Una necessità biologica, vs un’esperienza onirica.

«To die, to sleep. / To sleep, perchance to dream». Morire, dormire. Dormire, forse sognare.

Così, nel soliloquio di Amleto.

Quell’ampia produzione trattatistica sul sogno, che aveva trovato in Marsilio Ficino e Leon Battista Alberti i suoi eredi nel Rinascimento, svincolerà coi maestri del suo secondo periodo la raffigurazione dell'inconscio nelle arti visive: notte e sogno, mitologico o sacro, diventano una nuova formidabile fonte, da Il sogno di Costantino o della vera Croce, di Piero della Francesca, all'Incubo di Heinrich Füssli, fino alla rivoluzione surrealista.

Topos letterario e categoria di pensiero e spazio dell’ispirazione, laddove Il trillo del Diavolo, la sonata per violino scritta da Giuseppe Tartini, nacque dal sogno di una notte del 1713, fino a Keith Richards, chitarra dei Rolling Stones, che creò l’intramontabile riff di Satisfaction mentre dormiva.

Ma il sogno è anche aspettativa e speranza, realtà talmente vagheggiata da sembrare irreale, desiderio lontano…

«I have a dream», Io ho un sogno: le parole di Martin Luther King, pronunciate nel discorso di Washington il 28 agosto 1963, ricordano come i sogni, nel ‘900, siano stati la delicata materia su cui si sono innestate le ideologie, che li hanno deformati, alimentandosi della loro stessa sostanza.

«Ma lasciatemi sognare!» aveva invocato Guido Gozzano, il poeta.

Non al sogno come incertezza, come realtà su cui l’anima si affaccia per subito ritrarsene, ma al sogno come soglia dell’attesa, il Lyceum Club Internazionale di Firenze dedica il programma del nuovo anno, a quella speranza che Aristotele chiamava «Sogno di uomo sveglio…».

La Presidente

Donatella Lippi

 

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